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Fiorella Franceschini: “Non bisogna mai smettere di credere e provarci”

Fiorella Franceschini è un nome importante delle danze caraibiche. Passione, carattere, disciplina le hanno permesso di evolversi dalla ginnastica artistica alla danza con risultati eccellenti. Ecco cosa ci ha raccontato

Da dove nasce la tua passione?

Provengo dalla ginnastica artistica che ho praticato per 6 anni, dall’età di  4 anni fino ai 10; la passione per le danze caraibiche avviene in seguito, in quanto mio padre spaventato dalla pericolosità delle evoluzioni aeree ai grandi attrezzi che caratterizzano la ginnastica artistica, mi proibisce di proseguire; così, per curiosità, mi affaccio al mondo delle danze di coppia, in particolar modo le danze caraibiche, subito dopo aver compiuto 10 anni.

Ti ricordi la prima volta che hai mosso i primi passi di danza?

Assolutamente si! Provenendo da una disciplina sportiva individuale ed essendo, quello delle danze di coppia, un ambiente frequentato per lo più da persone adulte, non è stato facile lasciarmi andare e provare soddisfazione dal contesto generale. Fu la mia prima insegnante Barbara Grasso, in grado di farmi appassionare via via sempre di più grazie alla sua dolcezza e competenza ed inoltre, la musica allegra e coinvolgente che caratterizza i balli latino americani, ha conquistato sempre di più il mio cuore rendendomi curiosa di approfondire i miei studi al riguardo.

Cosa vuol dire per te essere una ballerina affermata in questa disciplina in Italia?

Innanzi tutto aver esaudito il mio sogno sin da bambina quando, mentre guardavo Dirty Dancing, sognavo di indossare abiti eleganti e danzare di fronte ad un pubblico. Ho sempre desiderato fare la ballerina e/o la ginnasta ed ho sempre lavorato con ambizione e dedizione affinchè potessi raggiungere i miei obiettivi. Sono una persona realizzata ed al momento, poter essere un riferimento per molte adolescenti future ballerine ed anche molte donne, mi consente di sostenere e trasferire il mio personale modo di intendere e vivere la danza a tutte loro e ciò mi riempie di gioia e soddisfazione.

Hai ballato con ballerini di fama mondiale, cosa ti hanno lasciato?

Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di estremamente diverso, personale e soggettivo. Alcuni sono stati un esempio positivo su tutti i fronti: personale, professionale e umano ed altri, ahimè un po’ meno. Tutti però mi hanno consentito di migliorarmi sempre e di diventare la persona e professionista che sono ora. Da tutte le mie esperienze passate, in chiave sintetica, i tre aspetti fondamentali che sempre sosterrò per questo tipo di lavoro e nella vita in generale sono equilibrio, passione e umanità.

Quanto contano per te la preparazione e lo studio, anche oltre la danza, per raggiungere i risultati?

Direi un buon 80%. Il lavoro duro ripaga sempre correttamente e con la giusta misura. La preparazione e lo studio di ogni tipo, consentono di arrivare anche laddove il talento da solo non basta. Ritengo che, per essere un buon maestro/atleta/ballerino professionista, sia necessaria una buona programmazione, elevata competenza, una forte tenacia e grande disciplina che solo lo studio ed un percorso formativo a 360° consentono di sviluppare.

Quanto è difficile per una donna affermare il proprio nome da sola, senza associarlo ad un altro ballerino?

Tanto tanto tantissimo ma non impossibile. Non bisogna mai smettere di crederci e lavorare con continuità ed intensità. Per intensità intendo, vivere i rapporti con estrema veridicità, creare legami con le persone, formarle, crescerle, credere in loro e lavorare sempre con il cuore senza pensare di farlo per un tornaconto. Il seguito vien da sé, la positività chiama positività, lavorare in sintonia con il pubblico fa in modo che sia lo stesso sostegno di ogni allievo e/o appassionato a farti volare alto. Per me è accaduto esattamente questo… hanno sempre tentato di affiancarmi a nomi maschili ma i miei allievi ed il pubblico in generale ha via via, col tempo, riconosciuto il mio personale valore come maestra e ballerina ma ancor di più come persona indipendentemente da chi danzasse al mio fianco.

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