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Enzo Conte e la Salsa, una passione a 360°

Musicista, scrittore, ballerino e coreografo, come è nata la tua storia d’amore con la salsa?

Il mio amore per la salsa è il frutto della mia passione per la musica, per il ballo ma soprattutto per i viaggi.
Ho conosciuto la salsa nel 1988, all’epoca in cui facevo il pianista in un piano bar di New York. Durante una delle mie scorribande notturne varcai la soglia del mitico Copacabana, all’epoca ritrovo della comunità latina della Grande Mela, e fu subito amore…

Il tuo libro “Salsa, il Tropico dell’Anima”, è il primo volume italiano sulla storia della salsa. Come è nato e che riscontro ha avuto?

Quando mi appassiono di qualcosa vivo quella passione intensamente, a 360 gradi, per cui ho sentito il bisogno di andare alla radice ed ho cominciato a viaggiare in tutti quei paesi che hanno contributo alla evoluzione della salsa.
Viaggio dopo viaggio ho raccolto una immensa bibliografia e quando mi sono accorto che in italiano non c’era nessun libro sulla storia della salsa ho pensato di colmare io quel vuoto, approfittando di un’altra mia passione: quella della scrittura.
Il libro ha avuto subito un ottima accoglienza. L’ho pubblicato nel 1995 ma ancora oggi c’è tanta gente che me lo richiede.

Dopo ci sono state altre pubblicazioni, ce ne parli?


Nel 1997 ho pubblicato “La Salsa Portoricana”, un libro che in realtà era un metodo didattico-storico. Una cosa davvero innovativa perché per la prima volta, in una epoca in cui c’era ancora molta improvvisazione, si poneva il problema di come e cosa insegnare.
Nel 2002 ho invece pubblicato “Salseando y Bailando” un libro che descrive l’evoluzione del ballo afro-latino-caraibico dal danzon alla salsa analizzando anche il suo contesto sociale.
Nel 2010 ho pubblicato “La Salsa sulla rotta Puerto Rico-New york”, un libro che è piaciuto molto anche nella isla del encanto visto che parla molto anche del folklore portoricano.
Infine nel 2013 ho pubblicato un altro libro molto importante “L’Arte di Insegnare”. Anche questo è frutto delle mie passioni, dei miei viaggi, di tutte quelle esperienze di vita che ho maturato in questi anni erranti.
Ho voluto scrivere qualcosa che fosse d’aiuto per tutti quei temerari intenzionati a percorrere i tortuosi sentieri che conducono all’arte della maestria.
Tutti i libri sono disponibili sul mio sito www.enzoconte.it

Nel 2000 sei entrato a far parte degli Jala Jala dancers, diventando così il primo ballerino italiano ad esibirsi a Puerto Rico con un gruppo interamente portoricano.
Ci racconti come si è concretizzata quest’avventura?

Ho conosciuto Papito Jala Jala nel 1994 direttamente a Puerto Rico e da allora mi sono innamorato del suo stile e di quello dei suoi fantastici Jala Jala dancers. Ho cominciato così ad insegnare e a diffondere quello stile anche in Italia organizzando allo stesso tempo le tournée sia di Papito che dei vari componenti del suo gruppo.
Nel frattempo tutte le estati andavo a Puerto Rico a per cercare di impadronirmi sempre di più delle chiavi del loro sabor.
Ricordo che l’estate del 2000 ebbi l’opportunità di partecipare a tutte le prove che Los Jala Jala dancers facevano in vista di una esibizione in programma a fine agosto con l’orchestra di Tommy Olivencia.
Prima di quel concerto era prevista una esibizione anche alla Festa patronale di Loiza e così, il giorno prima, nel decidere le coppie che avrebbero partecipato a quello spettacolo, Papito disse davanti a tutti: “Enzo, domani tu balli con Janet”.
Me lo disse così, senza neanche avvisarmi prima, regalandomi una grande gioia, perché da sempre il mio sogno era quello di potermi esibire con loro, con i miei idoli e direttamente a Puerto Rico..

E a Puerto Rico ti sei esibito insieme a cantanti importanti del panorama salsero…

Dopo quella prima volta ho avuto la possibilità di ballare direttamente sul palco con altri grandi orchestre come appunto Tommy Olivencia, El Gran Combo de Puerto Rico, La Sonora Poncena ma anche con grandi cantanti come Cheo Feliciano, José Ernesto Parra ( con cui ci siamo esibiti anche in un importante programma televisivo portoricano “Lo show del Mediodia”). Invece con Gilberto Santa Rosa ho avuto modo di ballare qui in Italia.
Quando sei sul palco a ballare con quei grandi artisti ti sembra davvero di toccare il cielo con un dito!!!

Come è cambiato il mondo della salsa dagli anni ’90 a oggi?

Proprio in questi giorni sto scrivendo un nuovo libro “Storia e storie della Salsa in Italia” che racconta di come e quanto sia cambiato questo mondo.
All’epoca era un piccolo microcosmo dominato dalla musica dal vivo, dalla presenza di una forte comunità latino-americana e soprattutto dalla passione e dall’entusiasmo disinteressato per quella che non era solo una musica ma anche un modo di affrontare la vita con sempre un sorriso sulle labbra.
Con l’esplosione del boom tutto questo si è perso in nome del business. Oggi a dominare questo mondo sono le scuole di ballo che se da un lato hanno saputo arruolare sempre nuovi adepti dall’altra hanno fatto perdere l’innocenza, la bellezza e la purezza delle origini.

Quanto è importante, secondo te, conoscere la tradizione o pensi si debba guardare solo alle novità?

Io sono del parere che è assolutamente importante, non solo rifarsi alla tradizione ma avere sempre come riferimento quello che succede nei paesi di origine. Intendo dire che per me la Salsa non è mai stata l’Italia. Io quando penso alla salsa la vedo sempre come una espressione tipica di quei popoli che, nel tempo, ho imparato così tanto ad amare. Per cui vanno bene anche le evoluzioni ma sempre nel rispetto della tradizione e quest’ultima la devi conoscere se la vuoi innovare.

Data la tua lunga esperienza, quale pensi sia l’approccio giusto per entrare a far parte di questo mondo?

Sarebbe bello poter tornare allo spirito delle origini. Io mi ricordo che quando a Roma ho cominciato a frequentare il mondo della salsa, vivevo ancora a Formia ma pur di non perdermi quelle serate il più delle volte dormivo in macchina in uno spiazzale dalle parti del Testaccio. Ma era una cosa che facevo volentieri perché in quelle serate c’era davvero una adrenalina, un clima di condivisione, di fratellanza ma soprattutto c’era la voglia di divertirsi, di ballare con tutti senza farsi troppi problemi. Ecco credo che sarebbe importante che chi si avvicini a questo mondo, oggi fatto anche di ombre e non solo di luci, lo faccia con quello spirito.

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